Premessa: I progressi terapeutici basati su combinazioni immuno-oncologiche hanno rivoluzionato la gestione dei pazienti con carcinoma a cellule renali. Tuttavia, i pazienti che presentano una progressione della malattia come migliore risposta, "primariamente refrattaria" (P ref ), hanno una prognosi infausta.
Obiettivo: Il nostro studio multicentrico retrospettivo in condizioni di pratica clinica reale si propone di valutare la prevalenza e le caratteristiche clinico-patologiche dei pazienti con P ref .
Metodi: Questo studio ha raccolto dati da 72 centri in 22 paesi (1709 pazienti), riguardanti pazienti di età pari o superiore a 18 anni con carcinoma a cellule renali a cellule chiare metastatico. Tutti i pazienti sono stati trattati con combinazioni di immuno-oncologia di prima linea. I dati includevano dati demografici dei pazienti, istologia, sedi metastatiche e risposte al trattamento. Le valutazioni radiologiche hanno seguito i criteri RECIST (Response Evaluation Criteria in Solid Tumors) versione 1.1. Le analisi statistiche hanno utilizzato il metodo di Kaplan-Meier, i modelli di rischio proporzionale di Cox, la regressione logistica e la curva ROC (Receiver Operating Characteristic).
Risultati: Nel nostro studio, il tasso di P ref è stato del 19%. Nivolumab/ipilimumab ha mostrato il tasso di P ref più elevato (27%), mentre pembrolizumab/lenvatinib ha mostrato il più basso (10%). I pazienti con refrattarietà primaria hanno dimostrato una sopravvivenza globale mediana significativamente inferiore (7,6 mesi) rispetto ai pazienti senza P ref (55,7 mesi), p < 0,001. All'analisi multivariata, la nefrectomia, la de-differenziazione sarcomatoide, il rischio intermedio/sfavorevole secondo l'International Metastatic RCC Database Consortium e le metastasi ossee e cerebrali sono emersi come predittori significativi della sopravvivenza globale per i pazienti con carcinoma a cellule renali con P ref . La regressione logistica ha mostrato una relazione significativa tra metastasi epatiche, rischio intermedio/sfavorevole secondo l'International Metastatic RCC Database Consortium e assenza di intervento chirurgico e un aumento del rischio di P ref . Questo studio presenta delle limitazioni, principalmente a causa del suo disegno retrospettivo.
Conclusioni: Lo studio ARON-1 fornisce preziose informazioni sui pazienti P ref , sottolineando le difficoltà di questo sottogruppo precocemente resistente. I fattori predittivi identificati potrebbero guidare la stratificazione del rischio, aiutando i medici a definire approcci terapeutici personalizzati.