Questo studio pubblicato sulla rivista internazionale “Cancer Immunology Immunotherapy” nel Novembre 2025 ha analizzato l’uso di pembrolizumab, un farmaco immunoterapico, come trattamento adiuvante nei pazienti con carcinoma a cellule renali a cellule chiare (ccRCC), il tipo più comune di tumore del rene. La terapia adiuvante viene somministrata dopo l’intervento chirurgico di rimozione del tumore con l’obiettivo di ridurre il rischio che la malattia ritorni. Studi clinici precedenti avevano già dimostrato che pembrolizumab può migliorare sia il tempo libero da malattia sia la sopravvivenza nei pazienti con un rischio elevato di recidiva. Tuttavia, esistono ancora poche informazioni su come questo trattamento funzioni nella pratica clinica quotidiana.
Per colmare questa lacuna, i ricercatori hanno analizzato i dati raccolti nel database internazionale ARON, che include informazioni provenienti da diversi centri ospedalieri. Lo studio ha coinvolto 311 pazienti provenienti da 40 ospedali in 12 Paesi, tutti affetti da carcinoma renale a cellule chiare con un rischio intermedio-alto o alto di recidiva dopo l’intervento chirurgico. I pazienti hanno ricevuto fino a 17 cicli di pembrolizumab come trattamento adiuvante.
Dopo un periodo mediano di osservazione di circa 15 mesi, i risultati hanno mostrato che il 95% dei pazienti era ancora in vita a due anni, mentre il 69% non presentava segni di ritorno della malattia. Nonostante ciò, circa un paziente su cinque ha sviluppato una recidiva del tumore. Le sedi più frequenti in cui la malattia si è ripresentata sono state i polmoni e le ossa.
L’analisi dei dati ha evidenziato anche alcuni fattori associati a un rischio più elevato di recidiva. In particolare, i risultati sono stati peggiori nei pazienti più giovani di 65 anni, in quelli con coinvolgimento dei linfonodi e nei tumori che presentavano caratteristiche istologiche più aggressive, come la cosiddetta differenziazione sarcomatoide.
Per quanto riguarda la sicurezza del trattamento, gli effetti collaterali gravi hanno portato all’interruzione della terapia in circa il 19% dei pazienti. Tra gli effetti indesiderati più comuni sono stati osservati infiammazione dell’intestino (colite), alterazioni degli enzimi del fegato e infiammazione dei reni (nefrite). Nonostante ciò, nel complesso il profilo di sicurezza del farmaco è risultato gestibile.
In sintesi, questo ampio studio basato su dati della pratica clinica reale conferma che pembrolizumab può essere un trattamento efficace e relativamente sicuro dopo la chirurgia nei pazienti con carcinoma renale a cellule chiare a rischio elevato di recidiva. Gli autori sottolineano però che saranno necessari ulteriori studi, con periodi di osservazione più lunghi, per capire meglio quali pazienti possano trarre il massimo beneficio da questa terapia e per valutare i risultati a lungo termine.